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giovedì, giugno 30, 2005
Settembre 1971
Una delle cose belle di abitare in campagna è la vendemmia. E’ un periodo molto allegro, il clima è bello, si vedono tante persone, si fanno tante chiacchiere.
Anche a casa di mia nonna, che abitava lontana circa 10 km, vendemmiavano. C’era ancora mio nonno, c’erano ancora tutti i miei zii. Alla domenica andavamo sempre là… e quando c’era la vendemmia, c’era una ragione in più.
A noi bambini (io e mia cugina, che ha un anno in più di me)…
Ecco state moi ben attenti a questa bellissima forma grammaticale
A noi bambini, ci mettevano in una cassetta da uva.
Anche mia cugina aveva un collie. Come il mio, però la sua era una femmina. La “Lessi” (che fantasia!). Quando era piccola piccola (considerando che è nata in ottobre.. avrà avuto 11 mesi), la mettevano per l’appunto in una cassetta da uva all’ombra di un albero.
Quando il sole girava, la Lessi spostava la cassetta e la metteva all’ombra. Anche la Lessi era veramente un cane fantastico… Anch’io devo avere qualche foto in braccio alla nonna con la Lessi seduta di fianco che guarda incantata. La Lessi aveva un debole per i bambini. Ovviamente per mia cugina avrebbe dato la vita. Nessuno poteva toccarla… Quando mia madre ancora incinta si allenava portando a spasso la cuginetta in carrozzina, le era consentito di fare quattro passi in cortile sotto vigilanza. Se imboccava il viotolo per uscire dal cortile, la Lessi prendeva con i denti la ruota della carrozzina inglesina blu e non si andava più avanti. I confini erano confini. Oltre alla Lassie mi ricordo altri tre cani della nonna. E poi, in realtà la Lassie era di mia cugina, anche se abitavando nella stessa casa era un cane che tutti i familiari adoravano. Comunque c'erano anche la Lajka e l'Orietta. Due bastardine a pelo semilungo. Due cani da topi. Madre e figlia. La Lajka (la mamma) era bianca e nera. L'orietta era bionda. La Lajka aveva fatto quattro cuccioli nella cucciolata dell'Orietta. Trasgredendo alle usanze contadine di allora, li avevano lasciati tutti e quattro ed erano riusciti a piazzarli ai vicini. A loro era rimasta una femmina. Più difficili da piazzare... però era bellissima. Erano entrambe bravissime cacciatrici di topi. La Lajka in modo particolare. Io me le ricordo appena e il ricordo vero si fonde con quello che mi hanno raccontato... Purtroppo non fecero una bella fine. Vicino a mia nonna abitava un guardiacaccia che più volte si era lamentato che i cani non si potevano lasciare liberi, perché rincorrevano le lepri... Forse nel caso di quelle due qualcosa di vero c'era. Sono finite tutte e due sotto al treno. Contemporaneamente. Fin troppo ovvio che qualcuno le ha legate sulle rotaie. La stessa fine sarebbe toccata qualche anno dopo alla Lassie. Ancora più ingiustamente, perché la Lassie non cacciava assolutamente le lepri. Non sconfinava mai, stava tutto il giorno vicino alle persone. Assurdo pretendere che fosse legata. Nei confronti del guardiacaccia comunque c'erano solo sospetti... Dopo la morte della Lassie, restò solo Muskiin, che fu messo alla catena... Ovviamente non è che stesse sempre legato. Lo liberavano spesso e faceva corse incredibili. Il periodo più bello era quando irrigavano. Amava tuffarsi nei fossati e fare nuotate incredibili. Era vispissimo. Muskiin è un nome tipico che si dava ai cani reggiani. Significa "moscerino". In genere era appioppato ai cani piccoli... tipo volpino. Il nostro Muskiin invece era di taglia media. Sui 15-20 kg. Nero a pelo raso... tipo lupetto, ma con le orecchie semipendenti. Era un trovatello. Era già adulto quando Aveva seguito mio nonno mentre tornava in bici dal bar. E non si era più allontanato da casa.
mercoledì, giugno 29, 2005 Agosto 1971
Niente ferie quell’anno. Mancavano i soldi. Poi per il papà quello era il periodo in cui si lavorava di più… ci si vedeva fino a tardi col trattore finiva alle dieci di sera. Un sacco di straordinari. Infatti anche qualche anno dopo, quando non lavorava più come trattorista e aveva bisogno di soldi tornò a fare il suo vecchio lavoro durante l'estate. In agosto avevano bisogno e pagavano bene… cioè hanno iniziato a pagare bene quando lui ha smesso. Ma questa è un'altra storia.
Per me, quindi la vita scorreva sempre uguale… Agosto era un mese come un altro. Comunque un mese allegro. Il cortile era sempre pieno di gente. I contadini della casa di fianco, che lavoravano e passavano col trattore. Poi avevo un vicino di casa della mia età. Si chiamava Paolo… ma ancora eravamo troppo piccoli per giocare insieme. E poi la sera venivano gli amici del figlio piccolo del padrone di casa. Una squadra di ragazzi adolescenti nel pieno degli anni degli hippies. Mia madre era poco più grande di loro, quindi alla fine si stava volentieri in compagnia in cortile fino a tardi. Io non volevo mai andare a letto, però se mi tenevano alzato ero buonissimo. Ero un po’ la mascotte di tutti. Lo so che qualcuno malignerà che mi hanno fatto fumare strana roba da piccolo... ma questo non corrisponde alla realtà. Fin da piccolo, infatti ho sempre odiato il fumo. Di qualsiasi tipo.
martedì, giugno 28, 2005 Luglio 1971
La mamma prendeva un po’ di respiro… di giorno restavo fuori nel cortile a giocare mentre lei lavorava. Ovviamente sempre lì a pochi metri da lei… ma diciamo che poteva anche distrarsi un attimo.
Una volta venne un temporale improvviso. Così, senza preavviso… un lampo e trak, pioggia a catinelle. Mia madre stava chiacchierando con mia nonna che era passata a fare una visita… Giusto il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo e… “oddio, Denis!!! .. dov’è”. Tutte e due sono corse fuori a cercarmi. Ma io ero sparito… chiama, chiama e chiama… dove può essere andato con un tempo del genere? La mamma in lacrime, la nonna pure… finché non sentono un uggiolio sommesso che sembrava dire “siamo qui!!”.
Era successo che il cane Dick mi aveva portato nella cuccia e mi stava proteggendo piazzandosi davanti all’entrata della cuccia col suo corpo pelosone idrorepellente. Anche questo episodio non lo ricordo più. Mi è stato raccontato numerosissime volte in seguito. A me e ai miei cugini. E’ uno dei tanti aneddoti leggendari di cui si è reso protagonista il vecchio buon Dick, il cane che è divenuto un mito. domenica, giugno 26, 2005
Giugno 1971
A un anno e mezzo ero già grandino… camminavo, parlavo, gironzolavo per il cortile… Stavo tutto il giorno con la mamma. Il papà, come già detto, lavorava tutto il giorno e dopocena usciva sempre. Tutte le sere. Per fortuna la padrona di casa che abitava al piano di sopra era una coetanea di mia madre. Non era sposata e nemmeno fidanzata. Aveva delle storie ogni tanto, che duravano poco… anzi morivano sul nascere. Per cui, erano diventate amiche e le faceva molta compagnia anche semplicemente scendendo dopocena per chiacchierare un poco. Era orfana di madre, abitava col padre e un fratello più piccolo (sui 15 anni) che qualche volta mi faceva da baby sitter quando mia madre si assentava per brevi periodi, per andare a fare la spesa o per consegnare il lavoro al maglificio.
Al sabato sera andavamo a mangiare la pizza. Io, mia madre e la sua amica. Il papà usciva anche il sabato sera. Soprattutto il sabato sera!! Era la sera migliore, perché il giorno dopo non si lavorava e si poteva rientrare ancora più tardi.
Noi frequentavamo soprattutto due pizzerie: il Boiardo (che c’è ancora!) e la “Fine del mondo”. Avevano i tavoli tutti disposti contro la parete. Erano tutti tavoli da quattro, con un lato contro il muro, il lato opposto libero che dava sul corridoio e due posti per parte sui lati rimanenti davanti ai quali c’erano delle panchine da due. Io mi giravo sempre per chiacchierare con quelli del tavolo di dietro. Chiedevo informazioni su quello che mangiavano, raccontavo quello che avevo ordinato e un sacco di altre informazioni non richieste. Ma generalmente ero tollerato… anzi gradito. Ero l’attrazione del locale! Molti rimanevano stupiti del fatto che un bambino così piccolo sapesse già parlare così bene e rispondere a tono. Le prime volte mia madre mi faceva mangiare un po’ della sua pizza. Poi si accorse che a lei rimaneva solo la crosta perché la parte centrale la mangiavo tutta io. Allora iniziò ben presto a ordinare una pizza anche per me, di cui rimaneva ben poco! La pizza della casa era una specie di pizza “flambé”. Alla fine versavano un non precisato alcolico sulla pizza e la portavano in tavola fiammeggiante. “Voglio la piccia col foco!!!”. Un giorno decisi che anch’io volevo la pizza col fuoco. “Non ti piace” – diceva la mamma – ma non c’erano ragioni. Alla fine i camerieri mi portarono la pizza con una candela.
Crescendo la mia passione per la pizza non è mai venuta meno. Anche l’erede, che è ancora nella pancia della sua mammaquando questa mangia la pizza, sembra dare segni di partiocolare euforia, sencodo quanto mi è stato riferito. venerdì, giugno 24, 2005 Aprile – maggio 1971
Il papà invece era piuttosto assente in quel periodo. Faceva il trattorista e lavorava tantissime ore. Partiva al mattino presto e non lo vedevo mai. E con la scusa che lavorava tanto e aveva bisogno di un minimo di svago, usciva tutte le sere. Andava al bar a giocare a carte oppure a giocare a bocce, nei posti dove si bevevo e si fumava con gli altri amici veri uomini maschi. Io restavo sempre con la mamma. Mi portava fuori la domenica mattina quando la mamma doveva pulire e non voleva avere nessuno tra i piedi. Una volta mi ha portato a casa piangente. “Che cosa ti è successo?” – domandò la mamma. “Papà totò pipì tutùu” . E’ stata la mia prima “frase”. Non più solo parole, ma una frase intera con tanto di spiegazione!
martedì, giugno 21, 2005 Marzo 1971
Dice che era un bell’uomo e veniva Veniva dal …
MAEE
Parlava un’altra lingua Però sapeva
MAEE
Da piccolo ero un bimbo canterino. Questa è la prima canzone che ho imparato… nel senso che se mia mamma la cantava e si interrompeva, io la finivo con la parola giusta: Maee…. Atooo… Tuca tuca mi piaceva moltissimo. Però dicevo solo tuca tuca e battevo le mani. L’elefante con le ghette di cui ho parlato ieri, è comunque arrivata dopo. Mi è venuta in mente per analogia, ma ero più grandino. Comunque meno di due anni. A un anno non cantavo, però mostravo chiarissimi segni di entusiasmo quando sentivo le canzoni che mi piacevano. Le hit del momento. Mi piaceva moltissimo “canzonissima”. Le sigle e le canzoni. Dopo tuca tuca sono arrivati Machemusica maestro e poi l’anno dopo Chittà te và, chittà te và, chittà te và, te và… E poi, taratapunzié… Bellissima! E’ buffo, come tutte le mie cantanti preferite dell’epoca siano poi diventate delle icone gay. La Carrà, loretta Goggi, Mina… anche rita pavone mi piaceva (poi c’era giamburrasca viva la pappa col pomodoro), anche se non è diventata un icona gay. Però aveva delle canzoni allegre che piacciono ai bambini. Invece dalla nonna erano gettonatissime la Cinguetti, Rosanna Fratello, l’Orietta Berti, la Zanicchi… a me tutto sommato piacevano. Soprattutto “e qui comando io”. Però capivo che quelle erano canzoni da “nonni” e che invece loretta goggi e la carrà erano quelle dei genitori, più moderne, più allegre, più alla moda, più al passo con i tempi e con la performance. lunedì, giugno 20, 2005 Gennaio-Febbraio 1971
Ancora una volta due mesi al prezzo di uno… per recuperare. Tredici-quattordici mesi. E affiorano i primi ricordi… i primi traumi che rimangono impressi. In effetti ero permalosissimo. Al sabato i miei chiamavano sempre gli amici a casa loro. Erano tra i primi ad avere un bimbo e gli altri si spostavano più facilmente. Io però non volevo mai andare a letto e volevo restare con loro a chiacchierare. Se mi mettevano a letto a un certo punto mi alzavo e comparivo in pigiama cantando Tuca tuca tuca… una volta la Marisa mi ha detto “Fila e và a lèt!! “. Ci sono rimasto malissimo… non so per quanto tempo ho pianto. Da quella volta l’ho bollata come “cattiva” e non le ho più voluto parlare. Più avanti ho capito… però per me lei è rimasta sempre “quella che mi ha detto fila e va a lèt”. Me lo ricordo ancora adesso. Assieme al “va a cà da la to mama” della vecchia contadina vicina di casa è rimasta una frase che ho ricordato per sempre e ricordo ancora adesso dopo 34 anni. Ricordo ancora la sensazione al cuore… non si può definire spavento… uno schiaffo morale. Una cosa inaspettata. Ti aspetti che siano buoni e invece di sgridano senza che tu abbia fatto niente di male. Un altro episodio analogo riguarda mio nonno. Io cantavo, “l’elefante con le ghette” e lui stava cercando di fare la pennichella pomeridiana. Evidentemente ripetevo sempre le stesse frasi della canzone
L’elefante l’elefante con le ghette L’elefante l’elefante con le ghette Se le leva e se le mette per potersi divertir Se le leva e se le mette per potersi divertir
L’elefante l’elefante con le ghette…
BASTAAA DEENIS !!!! – sbottò mio nonno. Così… all’improvviso. Senza neanche provare a spiegare… semplicemente dava per scontato che un bambino potesse capire che ripetere sempre una stessa canzoncina può essere irritante. Cioè ha reagito come avrebbe reagito con un bimbo più grande che ormai ha già fatto il callo… e magari reagisce così anche lui con i suoi amici quando qualcosa lo disturba. MA PIANTALAAA CRETINO…i bimbi grandi dell’asilo fanno così. Lo imparano dalla vita. Viviamo in un mondo di nevrastenici.
Io invece ero solo un cucciolo… la reazione del nonno è stata un fulmine a ciel sereno. Una sgridata da mio nonno… una persona che stimavo! Almeno la Marisa e la vecchia Mammi erano “cattive”… ma lui!!! come poteva essere?
Ho pianto tantissimo, per ore e ore… il singhiozzo non mi passava più. “Io cantavo, cantaavo… e Lui mi ha detto… baasta, Deenis…sigh… io cantavo cantavo….e..hic…Lui mi ha detto… “baasta, Deenis”… così sono andato ripetendo queste lamentele per tutto il pomeriggio.
Il risultato è stato ovviamente che il nonno non è riuscito a dormire e anziché avere il sottofondo dell’elefante con le ghette ha avuto il sottofondo di un bambino piangente che ripeteva a se stesso… “io cantavo, cantavo.. e lui mi ha detto: baasta Deenis”
venerdì, giugno 17, 2005 Dicembre 1970 Ho compiuto un anno. Mi hanno fatto la torta con una candelina. Ho anche le foto... Adesso che le ha mia mamma, altrimenti la scannerizzerei. Ero bellissimo. E si vedono anche i dentini... Sì, tra l'altro nella furia di narrare e tergiversare, questo particolare era sfuggito. Anche a me sono cresciuti i dentini... Non è meraviglioso? Pensa che brutto se non mi fossero cresciuti. Della festa del primo compleanno, ovviamente, non ricordo niente. Ho ricordi molto molto precoci, che arriveranno tra poco. Ricordo cose che sono accadute quando avevo poco più di un anno. Fino a un anno invece non ricordo niente. Quell'anno, nella data del compleanno, non nevicò. E lo stesso successe negli anni successivi. Che sono diventati trentacinque. Dal giorno della mia nascita, il 5 dicembre non ha mai più nevicato. giovedì, giugno 16, 2005 Novembre 1970 Un giorno mia madre mi aveva lasciato attaccato a un mobile. Si è girata e mi ha trovato attaccato a un'altro mobile dalla parte opposta della stanza. Attaccato nel senso che stavo in piedi e mi tenevo al mobile con le mani, non è che mi avesse inchiodato o incollato col bostik alla vetrina. "Gigi hai spostato tu il bimbo?" - "Mo me nò" - rispose il babbo (figurarsi se quello sposta qualcosa). "Allora c'è andato da solo". La mamma aprì le braccia e sorridendo disse "vieni dalla mamma". Scoprì così che avevo imparato a camminare. All'inizio ero molto traballino. Per fortuna c'era il mitico cagnone Dick che mi seguiva passo per passo e mi faceva camminare appoggiato a lui.
mercoledì, giugno 15, 2005 Ottobre 1970 e arriviamo alla bellissima età di dieci mesi! Ormai dicevo tante paroline. Sempre da sole. E poi stavo in piedi aggrappato ai mobili, alle mani o al cane Dick che ormai era più grande di me. Andando incontro all'inverno stavo più spesso in casa. Dick no. Perché era un cane... in effetti i miei i cani non li consideravano animali da appartamento. E sembrava strano prendere in casa un cane quando fuori aveva "tutto quello spazio". Che era davvero illimitato. Chilometri e chilometri di campi. Un viotolo lunghissimo prima di arrivare alla strada. Un cortile enorme. Fuori c'erano anche gli altri cani. Quelli dei contadini che abitavano nella casa confinante con cui condividevamo il cortile e quelli della padrona di casa, coetanea di mia madre che abitava al piano di sopra. A quel tempo aveva Rinty, un pastore tedesco e una bastardina di cui non ricordo il nome. Forse Lilli o Lajka. Non ricordo nemmeno lei a dire il vero perchè poi è morta quando ero ancora molto piccolo. Di lei ricordo solo una cosa tristissima che mi ha raccontato la mia mamma. Triste e macabra. Aveva fatto i cuccioli e poiché questi non erano desiderati il padre della proprietaria non se la sentiva di eliminarli personalmente e aveva dato l'incarico al contadino confinante di ucciderli. E fu fatto. Quando i cuccioli avevano pochi giorni. Li uccise tutti e poi li seppellì. La cangolina però li trovò, li disseppellì e se li riportò (morti) nella cuccia. Mia madre aveva pianto tanto anche perché con un bimbo piccolo era molto sensibile a queste cose. Il contadino rozzo e panzone che si è reso responsabile della cosa è stata la figura negativa della mia infanzia. Anche se di questo, da piccolo non sapevo niente. Sentivo che era cattivo. Anche Dick lo detestava. I cani lo odiavano tutti. La padrona di casa invece amava i cani, anche se non ne aveva una gestione molto responsabile allora. Ma in campagna facevano tutti così. E poi era una ventenne che viveva in casa con papà... mica decideva tutto lei.
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martedì, giugno 14, 2005 Settembre 1970
9 mesi! E finalmente si parla! La prima parola è stata… Mamma. Che originalità! Comunque quella è venuta dopo. Comunque sono arrivate in fretta tante paroline.. papà, tata, dick, cacca, pappa, nonna, nonno, pipì, tutù… totò.. pepè… tutte queste parole sono accentate ma la vocale finale è proununciata lungaaaa
pe pèe. Tu tuu, Solo papà ha l’accento corto. Pa pA’. I pepèe erano i piedi per la cronaca. Tutù la macchina. Non so se è un linguaggio universale in tutta Italia.
Il cocco l’uovo. Le cocche le galline. Il titto il latte. L’acqua la bumba … ma questo non l’ho mai detto io. Invece i gatti erano “mimìn” (sempre col solito accento lungo). I pipì erano gli uccellini. I tatà i maiali. “ti faccio totò” = “te meno”. La bibì era il dolore fisico. Molti dicono “bua”. A reggio, è bibì. Anche fare la “nanna”, a casa mia si diceva fare “ninìn”. Alla fine è una lingua in più che si deve imparare. Penso che a mio figlio parlerò in modo semplice e lento, ma come a un adulto. Se proprio devo insegnargli un’altra lingua, gli leggo una favola in inglese, o in dialetto reggiano… insomma una lingua che serva. Le parole da bimbi saranno anche facili da pronunciare…ma hanno lo svantaggio di essere tutte uguali. Poi magari confonde papà con popò ed è un casino!
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lunedì, giugno 13, 2005 Recuperiamo con due mesi in un colpo solo.
Luglio-Agosto 1970 … cioè il periodo dai sette agli otto mesi. Non è che cambi molto in effetti… A sette/otto mesi facevo quello che fanno i bambini di sette/otto mesi. Iniziavo a farfugliare e a fare i miei esperimenti, ma senza dire parole di senso compiuto. Prove tecniche. MMMammammmmmemmm ghehgoogo
ghididii goooo lalalallalal pappapppapp tuttttutututu bububù..
Di muovermi neanche a parlarne. Ero molto pigro, non gattonavo. Se vedevo qualcosa che mi piaceva lo indicavo e aspettavo. E poi c’era il cane che mi portava tutto. Tutto quello che trovava in giro lo portava nella “nostra” cuccia. In genere stavamo su un panno steso per terra nel prato. Era estate e c’era caldo. Mia mamma tra l’altro lavorava in casa… faceva la maglialia e la porta della stanza a pianterreno dove aveva la macchina per fare le maglie dava su una specie di cortiletto di fianco alla casa. Normalmente io stavo fuori a giocare col cane e lei faceva andare la macchina.. zam zam zam zam… c’erano dei momenti che la macchina andava da sola, doveva stare attenta a quando cambiare i punti, quando fermarla…
Alla fine lavorava un sacco di ore, fino alla sera tardi…. e prendeva pochissimo. E non era neppure in regola, per cui non sono nemmeno anni validi per la pensione. Ma fino a quando non sono andato all’asilo quella era la soluzione più comoda. All’epoca, in emilia era una professione diffusissima. Quasi tutte le donne facevano le magliaie e avevano le macchine in casa. Poi anche le aziende hanno cambiato sistemi di produzione. Molte sono andate in fabbrica… e molto lavoro è andato fuori, cioè all’estero. Alla fine tutte quelle che ho conosciuto che facevano le magliaie, hanno smesso.
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giovedì, giugno 09, 2005 Giugno 1970
Sei mesi. Sei mesi è una tappa importantissima. Io ho iniziato a fare i primi tentativi di parole. Non parole vere e proprie, però…tutti i mammammmammmmammmh… che insomma, si capisce che cosa si vuole dire. E poi a sei mesi si sta seduti da soli ed è una tappa fondamentale pure quella. E poi per la prima volta ho mangiato i tortelli.. : - )). Siccome li golosavo, mia mamma me li ha dati. E io li ho mangiati. Dopo ho fatto la cacca verde, ma la pediatra che fortunatamente era una con poche balle, ha detto che era tutta esperienza. Meglio non esagerare ma si poteva iniziare a mangiare un pochino come i grandi.
E poi è arrivato il cucciolo Dick, un collie nonché pastore scozzese di due mesi o poco più. Quando è arrivato mia madre era molto scettica sul fatto che fosse un vero collie… aveva il pelo corto e morbidone, molto diverso dagli esemplari adulti che si vedevano nei telefilm. Invece crescendo è poi diventato un “lassie” vero. E’ cresciuto tardi però. Fin da piccolino è dievantato il mio amico inseparabile. mercoledì, giugno 08, 2005 Interrompo un attimo la storia della mia vita a causa del solito testimone.
Libri che possiedo nella mia biblioteca, e genere Siccome i libri che mi piacciono li prendo in biblioteca, sostanzialmente perché mi piace andare in biblioteca… e anche perché dovrei comprarne un sacco. Per cui, per riempire la libreria, che all’inizio era solo per arredare, ho messo tutti i miei libri di scuola… dalle elementari all’università. Li ho conservati quasi tutti. E ce ne sono molti anche dei miei zii. Ogni tanto comunque li leggo.
Ultimo libro che ho comprato Libro che sto leggendo ora Tre libri che consiglio ad altri blogger, e perché Uffaaa. Ma come si fa? Boh... Vediamo un po' tra quelli che ho sottomano.... no, niente.. Lupi Travestiti della Gallicchio ecco. E poi quando avete letto quello parliamo degli altri due..... quindi l'appuntamento è tra sei anni. Ma è bello eh... ci si mette tanto perché è un'enciclopedia, non perché sia brutto. Il testimone lo passo a martedì, giugno 07, 2005 Maggio 1970
… e arriviamo a cinque mesi. Un’età poco significativa. I grandi progressi arrivano infatti dai sei mesi in poi. Io ovviamente non ho memoria di quell’età. Arrivo molto molto molto indietro, ma non fino a quel punto. So quello che mi hanno raccontato. E quello che vedo dalle foto. Per esempio, che ero molto bello : - ))) Poi mi sono guastato crescendo, più avanti. Poi mi sono un po’ riaggiustato. Adesso essendo incinto sto prendendo un po’ la forma da barbapapà… ma confido di tornare normale tra meno di quattro mesi. Meno di quattro mesi!!!! Mamma mia. lunedì, giugno 06, 2005 Aprile 1970
… 4 mesi. Non è che sia cambiato molto. A quattro mesi sei praticamente un neonato. Di questo periodo ho già qualche foto all’aperto. Sui prati. Sul plaid a quadrettoni sull’erba fuori da casa mia. Purtroppo non posso sbloggare queste foto. Doveva essere una primavere particolarmente calda si vede. Io abitavo in campagna, in una casa molto vecchia. Già vecchia per quei tempi. Non avevamo l’acqua potabile in casa, ma si doveva andare alla fonte. Però l’acqua per lavarsi e per lavare c’era. Avevo anche la lavatrice Zoppas che faceva dei salti che quando andava in centrifuga ti rincorreva per la casa. E poi… e poi non c’era il gas. Ci portavano la bombola. E il tipo che la cambiava, tutte le volte bruciacchiava il pavimento di linoleum con i cerini. In più c’era no le bruciacchiature sui mobili delle sigarette abbandonate dai miei genitori che all’epoca, purtroppissimo, fumavano.
A quei tempi mio papà bofonchiava di prendere un cane… che uffa, gli sarebbe piaciuto e che suo fratello aveva un collie bellissimo e ne avrebbe voluto uno anche lui. Ma il cane arrivò solo alcuni mesi più tardi e di questo vi parleremo nella prossima puntata.
Quest’ultima frase va letta con il sottofondo musicale di Heidi. Non la sigla. La parte finale di tutte le puntate in cui si diceva “ma questo lo scopriremo nella prossima puntata”
domenica, giugno 05, 2005 Marzo 1970
Io a tre mesi ho iniziato a fare la pipì nel vasino. Precocissimo. Ovviamente a quell’età non la facevo spontaneamente. Mi portava la mia mamma sempre subito dopo i pasti e appena sveglio. Come con i cagnolini… che poi quando si mangia così spesso ci si sveglia anche spesso. Quando mio padre (che usciva tutte le sere) tornava a casa, mi svegliava e mi faceva fare pipì. Lo faceva per risparmiare un cambio… ma anche perché così stavo più asciutto. All’epoca i pannolini costavano tantissimo. Non che adesso costino poco... Ma i mei si sono sposati poco più che ventenni con tanti sacrifici… tempi diversi. Il pannolino si metteva alla domenica quando andavamo dai nonni o dagli amici… Per comodità e per non fare la figura di quelli col bimbo piscione che sporca in casa altrui. Ma a casa, tutti i giorni non ce lo potevamo permettere. Qualche anno più tardi è venuta la moda dei pedagogisti più all’avanguardia che si sono messi a dire che insegnare ai bambini a trattenersi è una forzatura e che i bambini smettono di farsela addosso spontaneamente chi a tre ani, chi a quattro.. comunque prima delle superiori smettono. E quindi bisognava lasciare che si pisciassero addosso e cambiare il pannolino altrimenti divenivano complessati e psicopatici e da grandi si sarebbero drogati. Molte mamme moderne hanno preso per oro colato questi insegnamenti… anche perché è molto più comodo gettare un pannolino che lavare le mutande.
Adesso invece c’è stata una nuova inversione di tendenza (come capita da sempre) e sono tornati di moda i pannolini lavabili. Innanziutto perché i pannolini di oggi, miliardi e miliardi di pannolini sono una delle principali fonti di inquinamento. E quindi le mamme più “avanti” hanno riscoperto il pannolino riciclabile. Che è scomodo. Ma è pur sempre meglio di quando si lavavano le mutande, soprattutto con la tecnologia moderna (lavatrice, asciugatrice, ecc.). Le pedagogiste hanno scoperto che col pannolone che assorbe tutto e tiene sempre asciutto, i bambini non sentendosi a disagio continuano a farsela addosso fino alla maturità. Ma tu guarda.
Io comunque continuo a pensare che non sia una cattiva idea quella di prevenire qualche pipì ed evitare che il bimbo arrivi a bagnarsi e a stare a contatto con le proprie deiezioni. Che poi bene o male, si arrossano, si irritano… Non dico di menarlo se se la fa addosso, o di pretendere che sappia controllarsi da solo quando è molto piccolo, però credo che sia una cosa furba prevenirlo e fargliela fare non addosso.
In questo modo io ho comunque imparato molto precocemente a non farmi la pipì addosso e non essendo abituato a sentirmi bagnato se mi capitava che non resistevo ci rimanevo malissimo. Non appena ho imparato a parlare ho iniziato a chiedere di fare pipì.
Con la popò, poi non c’erano problemi perché ero stiticissimo e mia madre se ne accorgeva prima perché diventavo tutto rosso in faccia. Anche da piccolissimo spesso doveva aiutarmi con le supposte di glicerina… e quindi anche quella la facevo sul vasino.
Che bell’argomento che abbiamo trovato.
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sabato, giugno 04, 2005 Febbraio 1970
a due mesi avevo già smesso di prendere il latte dalla mamma. E da un bel po’. La mia mamma mi ha allattato per 20 giorni. E per 20 giorni ho pianto. Piangevo anche di notte (speriamo il nostro non faccia così). Piangevo perché avevo fame. Il suo latte non era nutriente. Era acquaccia. A venti giorni ha iniziato a integrare col latte artificiale. E ho smesso di piangere. Dopo 40 giorni, di latte non ne aveva più.
Deve essere una cosa genetica. Infatti scommetto che a me il latte non verrà. Però no. boh… Mia nonna mamma di mio papà, per esempio, non aveva latte quando ha avuto mio papà. Cioè aveva un latte velenoso e il bimbo era intollerante ed è sopravvissuto per miracolo. Ma la gravidanza successiva ha allattato fino a 24 mesi ed è dovuta scappare da casa e tornare da sua madre perché il bambino zio la rincorreva con lo sgabello. Lo sgabello che usava per allattare, ovviamente.
Vabbeh, comunque… perché i maschi hanno i capezzoli? Cioè non che mi dispiaccia… che in certe occasioni può anche essere divertente… però insomma, al di là dei giochi erotici, non hanno assolutamente utilità. Forse milioni di anni fa i maschi allattavano? E poi perché hanno smesso. Adesso che devono riprendere perché le mogli vanno a lavorare o dormono che non le svegli neanche col cannone, sarebbe molto più comodo.
Mi dicono dalla regia che a furia di stimolare il seno, il latte viene. Mah! giovedì, giugno 02, 2005 Gennaio 70
che cosa può succedere a un mese di vita? Niente. Mi hanno battezzato. In realtà mi hanno battezzato in dicembre. A 20 giorni circa… sotto Natale. Una volta facevano così quasi tutti. Bah.
Io non so che cosa farò con il pre-bimbo che sta arrivando. Da un lato, lo si mette in una condizione di essere uguale agli altri bambini. Che comunque adesso non sono più TUTTI gli altri bambini perché si ritroverà ad andare a scuola con bimbi neri, gialli, blu di diecimila religioni diverse che non sono battezzati. Dall’altro lato si continua a perpetuare la cultura di una religione che ammette che i bambini non battezzati non accedano al paradiso. Cioè nel terremoto dello Tsunami per esempio tutti i bimbi che sono morti hanno fatto una brutta fine, a differenza dei nostri che sono più buoni…. Che poi lo stesso Gesù si è battezzato a 30 anni… Io.. non dico aspettare trent’anni…. basterebbe aspettare il giorno che dirà: “Papà, io voglio andare a dottrina con gli altri bambini”. Sarebbe una cosa meno “imposta”…. Devo dire che a me non è che abbia pesato più di tanto essere battezzato… mi ha sempre lasciato abbastanza indifferente. Già da piccolo pensavo che un eventuale Dio dovesse guardare più alla pratica che alla burocrazia e mi sembrava molto improbabile che ci fosse una così grande concentrazione di bambini buoni in Italia, mentre i bambini eskisemi o sioux fossero tutti dannati.
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mercoledì, giugno 01, 2005
LA STORIA DELLA MIA VITA
La storia della mia vita inizia nel marzo del 1969. Il 19 marzo. Festa del papà. Ovviamente me lo hanno raccontato. Io già faccio fatica a ricordarmi i primi mesi della vita fuori dalla pancia, figurarsi se mi ricordo di quando ero un feto, ma che dico "feto"… un pre-embrione. Una robaccia brutta insomma. Meno di un microbo, insomma. E per di più con la coda. Roba che dargli una calcagnata in testa è un attimo. Che schifo. Per fortuna è durato poco, Io a differenza di tanti altri sono stato un bambino da subito. Un bambino desiderato.
Comunque saltiamo questa peraltro interessantissima vita prenatale e passiamo alla nascita. Al primo mese. E con un mese al giorno mi assicuro un blog che sarà una telenovela bellissima. Almeno la prima parte. Poi non so. Non so se dirò tutto tutto tutto.
Dicembre 69
La mia mamma, a differenza delle incicognate moderne ha iniziato a contare i mesi da zero dal momento in cui è rimasta incinta . Quindi sono nato nove mesi più tardi… un po’ prima. Il cinque dicembre. Il cinque dicembre come Walt Disney. Nevicava. Nevicava fortissimo. IL viaggio da casa all’ospedale sulla prinz verde che avanzava modello spazzaneve è stato un po’ da panico. Comunque è andata bene… ci ho messo un bel po’ di tempo a nascere. Credo di essere nato in uno dei periodi peggiori per un neonato. Già all’ospedale, non più in casa come si faceva solo un decennio prima. Ma come sono cambiate le cose! Parto sul letto sdraiate per essere comode al dottore. Papà fuori, bimbi strappati alle mamme e messi a dormire da soli, consegnati dalle infermiere col carrello e il numerino. Ruttini a pacche nella schiena…..Insomma tutto il peggio. Quando mi portavano per l’allattamento, dice mia madre che mi portavano sempre bagnato non della mia pipù. C’’era un altro bambino piscione nel carrellino che me la faceva sempre addosso. Io invece sarei sato asciutto. Una volta hanno anche tentato di scambiarmi, perché avevo un braccialetto che era una combinazione di sei e di nove. Mia mamma che si opponeva alla consegna dell’altro bambino dicendo che non era il suo, era stata presa per pazza … esaurimento post-partum, delirio post gravidico. Per fortuna in una stanza poco lontana un’altra mamma interpretava la stessa scena. Che idiota. Non sa che opportunità ha si è lasciata sfuggire. Comunque alla fine sono arrivato qui.. Pochi giorni di ospedale, qualche settimana ospite a casa di mia nonna perché una volta le neomamme non potevano fare niente in casa… e i neopapà neppure, ovviamente! A gennaio comunque ero già a casa mia. Ma gennaio lo racconterò domani. O dopo. Come i compiti per le vacanze che si fanno sempre domani o dopo.
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