Il mio blog


about
Il mio blog

altri link
46 emmecù
anotherme (Da)
Billo
Brina
Chaitanya
Dianaedesi
Dimples
Diomede
Gorgoglio e la piccola Emma
Il blog di Beppegrillo
Il gatto Jazz
il mignolo col prof
kristalla
la Beffy
la Bi e le sue bestie
La Laura
La Lilli
Lemming
Matteo B.
Muffola
Rincoceronte


blog archivio
oggi
novembre 2008
settembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
dicembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004


counter
visitato *loading* volte

Avete scritto:
chaitanya in Giugno 1985Non arr...


martedì, febbraio 28, 2006
 

Ottobre 1978

Poco dopo l'inizio della scuola nella nuova classe, successe un fatto di cronaca che ricordo molto bene. La morte del Papa Luciani, durato solo pochi mesi. Non se l'aspettava nessuno. Ricordo che ci fecero stare a casa da scuola per lutto. Ricordo che il nuovo papa all'inizio lo vedevo come... boh.. insomma mi sembrava che prendesse il posto di qualcun altro. Che avesse tratto giovamento dalla morte prematura di un collega. 

All'epoca ero piuttosto fedele e praticante. Ovvero, praticavo come tutti quelli che dovevano ancora fare la cresima. Sapevo che i miei familiari non erano gente di chiesa, ma preferivo non pensarci e vedere il loro lato buono.

Un'altra figura molto carismatica che accompagnò la mia infanzia fu il mitico don Paolo, il prete che mi portò alla cresima e che ci insegnò religione negli ultimi anni delle elementari. Era un prete molto "sportivo", molto in mezzo alla gente. Quando le fu assegnata la  parrocchia ebbe molte critiche da parte dei parrocchiani più bigotti e perbenisti. Perché il don andava al bar. Perché frequentava i "comunisti". Per la sua accondiscendenza alla trasgressione. In realtà la presenza del prete in certi ambienti invece frenava un po' i comportamenti più discussi. Col prete al bar, magari scappava qualche madonna in meno. Un po' di elasticità sui comportamenti dei giovani faceva sì che molti fossero più propensi a frequentare la parrocchia. Sì, lo so, non ci si dovrebbe andare con quello spirito. Comunque erano più al sicuro lì ed era un bene per tutte le famiglie, bigotte, comuniste o anticlericali che fossero.

Io comunque ero veramente un "puro" di spirito. Ricordo la prima volta che mi sono confessato col prete nuovo. Ero in imbarazzo perché avevo paura di sembrare troppo perfettino. Oltre al "ho fatto un po' tribolare la mamma"... non andavo. E anche con questo ci stavo largo, perché al massimo avrò discusso per qualche imposizione che non condividevo o risposto con un "uffa, non è giusto", ma non ero certo quello che rispondeva male o disobbediva in continuazione. Insomma, la maggior parte dei genitori si sarebbe baciata i gomiti. Bugie non ne dicevo, parolacce nemmeno...  ero certissimo dell'esistenza di Dio (bei tempi) e figurarsi se rubavo o ammazzavo.

Era stato proprio il prete durante l'ora di religione, spiegandoci i comandamenti e tutti i peccati che si potevano fare, a raccontarci dei "giornaletti" che circolano tra i ragazzi (senza ben specificare). E di come fosse sbagliato quardare certe cose, soprattutto da bambini. Quindi... pensai che una cosa del genere fosse verosimile.  Un giorno a mia madre sentendo la parola in un quiz di Mike Bongiorno dove si sondavano le cose inutile secondo gli italiani, avevo chiesto a mia madre"che cosa vuol dire pornografia?" avevo chiesto a mia madre. Mi aveva risposto che erano i giornali e i film con le donne nude. E quindi quadrava tutto. Del resto se mi fosse capitato un giornale con delle donne nude, forse l'avrei guardato e quindi mi inventai nella confessione di aver guardato dei giornaletti "poco puliti" che avevano dei ragazzi più grandi. Così, tanto per avere qualcosa da dire.... altrimenti sembrava di vantarmi, anziché confessarmi. Il prete mi diede una penitenza di ... boh.. adesso non mi ricordo più il numero standard. Però era un numero doppio di ave marie e padri nostri rispetto al mio solito. Non ne diede più così tanti. Li recitai, ma tra me e me pensai "cazz... cioè  caspiterina, per una donna nuda.... chissà che cosa mi avrebbe detto se avessi detto della cretina alla nonna, come qualcuno faceva".

Io pensavo infatti che nei giornaletti ci fossero effettivamente solo donne nude. Cosa c'era in realtà lo scoprii comunque qualche anno (o forse mese.... anzi... decisamente mese) più tardi. Fu allora che mi resi conto della figura di m... che avevo fatto, confessando una cosa che se avessi saputo.... non l'avrei confessata nemmeno se l'avessi fatta veramente. Quando vedevo don Paolo non potevo fare a meno di pensare che lui pensasse che fossi un depravato. Uno che magari li nasconde in casa e sta tutto il giorno a guardare quella roba. Più avanti li guardai, avendone l'occasione. Come tutti. Quasi tutti. Ma non lo confessai più. Avevo perso la mia purezza d'animo.

Si raccontava anche che don Paolo avesse un'amante, tra le tante cose. Con gli occhi di adesso dico "probabile". Ma non lo giudico certo per quello. Era comunque una persona in gamba, anche se come prete era un po' fuori dalle righe.

postato da deniz | 22:06 | commenti (1)


mercoledì, febbraio 22, 2006
 

Settembre 1978

E rieccomi a scuola. Nuovo paese, nuova classe, nuovi compagni. Mi ritrovai in 4^ A, insieme al mio vicino di casa D. Che chiamerò Demetrio, ecco. Basta mi sono stufato di tutte queste iniziali e quindi d'ora in poi ogni personaggio sarà chiamato con un nome di fantasia. Eravamo noi due quelli nuovi in una classe che era insieme dalla 1^. Cristopher invece faceva il tempo lungo in un'altra scuola.  La Clelia, cugina coetanea di Demetrio, invece la misero nella sezione B. Anche nella scuola dove erano prima erano in sezioni diverse. Forse avevano voluto così i genitori. Comunque alcuni degli altri compagni li conoscevo un po'. Li avevo visti al "campetto" un campo da calcio non regolamentare che c'era dietro casa mia.

Mi toccò ancora un maestro. Bruno R. Un maestro buonissimo e in gambissima, che già allora era "vecchio". Vecchio significava che era più vicino all'età dei miei nonni che a quella dei miei genitori. Comunque è ancora vivo. Lo abbaimo incontrato di recente. Quasi tutti gli alunni stravedevano per questo maestro. Non era come il precedente. A lui volevamo tutti bene. Ci sentivamo uniti di fronte agli altri delle altre sezioni. C'era complicità in quella classe. Mi trovai subito benissimo. Non a caso con molti di loro.... si esce ancora insieme. Sì, la mia attuale compagnia, anche se non la frequento più con l'intensità di quando ero adolescente o single, è comunque formata in gran parte dai miei ex compagni delle elementari. Siamo rimasti insieme dopo le medie. Siamo rimasti insieme dopo le superiori. Dopo lavori diversi, permanenze all'estero, storie con donne di altre città, matrimoni riusciti, fidanzamenti finiti... alla fine ci si ritrova sempre insieme. E con loro è speciale. Anche se non li vedi per un anno... basta un minuto e senti che c'è quella familiarità che non puoi avere con nessun altro. Non con i colleghi con cui passi più di otto ore al giorno. Non con i parenti, non con gli amici incontrati dopo.

Malgrado l'amicizia maturata nel tempo io e Demetrio non eravamo particolarmente entusiasti di essere in classe insieme. Non ci importava più di tanto. Lui ha legato più con gli altri, all'inizio. Tra le stranezze del Maestro c'era quella di disporre nei banchi un'alternaza di maschi e femmine. Diceva perché così si chiacchierava meno. Perciò mi trovai tra due compagne. In terza fila. La Tommasina e la Morgana. La Tommasina mi riconobbe chiedendomi se ero stato all'asilo a Fogliano. Io non mi ricordavo di lei. Penso che si ricordasse per via del nome abbastanza singolare. Io però mi sentii ritornato alla mia terra di origine. Io appartenevo a quella gente. Ero come loro.

Mi raccontarono del maestro, dicendomi che era buonissimo, che purtroppo era cagionevole di salute e aveva avuto tre infarti e che gli anni precedenti avevano avuto parecchie supplenti. Ma nessuna era brava come lui. Ed era vero. Il maestro Bruno R. (l'unico a cui lascio il suo nome perché tanto ne parlerò solo bene) mi ha trasmesso veramente tanto. Non solo a livello di istruzione, ma tanti valori. La giustizia, l'ugualianza, il rispetto delle persone. La pazienza, la positività. Come filosofia era una specie di Mago Merlino....

Gli scolari di quella classe li ho rivisti circa tre anni fa a una cena. Devo dire che siamo finiti tutti abbastanza bene. Molti sposati, tutti con buoni posti di lavoro, oserei dire tutti felici. Non c'è nessuno che sia finito male, con problemi con la giustizia, problemi di droga, famiglie disastrate o altro. Non eravamo pochi. Eravamo 22. Sarà un caso... penso che però per un maestro sia anche una bella soddisfazione. Infatti si era commosso. 

Tra le cose più incomprensibili e meno piacevoli introdotte dal maestro c'era anche l'obbligo per tutti di comprare lo stesso diario. Il maestro aveva scelto arbitrariamente il diario Vitt. "Non saranno accettati altri diari" - aveva sentenziato. A me non piaceva. Quelle vignette non mi facevano ridere un gran ché. Non mi piacevano per niente. A me sarebbe piaciuto il diario Linus. Molto criticato dai grandi perché non aveva spazio: c'erano due giorni in una pagina. In ogni caso non capivo perché nessuno poteva comparsi il diario che voleva. Lo capii in seguito. Anche perché il maestro aveva precorso i tempi. Alle medie ricordo la delusione di mia cugina a cui i genitori non avevano comprato il diario della Holly Hobby che costava ben 4000 Lire, contro le 2000/2500 medie degli altri diari. Però c'era chi ce l'aveva. Come pure c'erca chi aveva l'evidenziatore fucsia, la biro dieci colori, le gomme profumate, il temperino della barbie... gli anni '80 sarebbero stati un esplosione di queste cose, grazie ad Italia 1. Il maestro semplicemente non voleva che i genitori meno abbienti si trovassero costretti a deludere i figli o a svenarsi per comprare tutto quello che diceva la televisione. E aveva ragione.

Oltre al diario Vitt, potevamo avere una penna blu ed una rossa. La gomma, i pastelli, i quaderni e l'album che diceva lui. Poi con la cassa comune avevamo comprato tanti pennarelli, e tante altre cosa di cancelleria che stavano nell'armadietto ed erano di tutti. Nella nostra classe non ci furno molti episodi del tipo "il tuo è un'imitazione", "il tuo è il modello vecchio" e tutte quelle cose che sentii pochi anni più tardi nei discorsi delle amichette di mia cugina più piccola.

Noi poi avevamo anche il grembiule nero...  che però non era sufficiente a impedire alla gente di accorgersi dei miei pantaloni viola. Putroppo mia madre un po' daltonica insisteva a dire che erano blu.... ma questa è un'altra storia.

 

postato da deniz | 23:52 | commenti (7)


lunedì, febbraio 06, 2006
 

Agosto 1978

 

... dimenticavo: il fratello più giovane di mio papà, come annunciato si sposò. Era il 2 luglio 1978. Cerimonia nella chiesa di Montecavolo (alla sera) e piccolo rinfresco nel cortile di casa.

In agosto andai finalmente al mare, dopo tanti anni. E per un mese intero. Andammo a Torre Pedrera, nella riviera romagnola. Nello stesso appartamento dove l’anno prima era stata mia cugina (con i suoi zii e cuginetta da parte di mamma) questa volta andai io con i miei genitori e gli zii opposti. Cioè la sorella di mia mamma, suo marito e il cuginetto L. di un anno. I miei genitori però non avevano un mese intero di ferie. Anche mia madre, che aveva vacanze lunghissime, le doveva fare obbligatoriamente dal 10 luglio al 20/25 agosto. E gli appartamenti al mare li davano via mese per mese. Per questo si misero d’accordo con i miei nonni e fecero 15 giorni per uno. Io però rimasi 15 giorni con i nonni e mi feci un mese intero. Fu un mese intensissimo ci sarebbe tantissimo da raccontare.

Eravamo in un appartamento grande: cucinotto, tinello, ignresso lungo in mezzo , bagno in fondo e due camere da letto matrimoniali. In una ci dormivano i miei zii e il cuginetto di un anno che dormiva nel box. Nell’altra io e i miei genitori (e in seguito i nonni). C’era il letto matrimoniale normale e un mezzo letto attaccato al muro. I padroni di casa che affittavano l’appartamento, per l’estate si ritiravano in garage e vivevano tutti in una stanza come zingari in roulotte.

Dick rimase con mia nonna M. nella casa di Montecavolo. Con la scusa delle vacanze e di doverlo ambientare per poi riportarlo, non era mai venuto nella casa del Buco. E vabbeh… in effetti  era una decisione saggia. Ma io avevo paura che finissero per lasciarlo là per sempre.  

Torre Pedrera era praticamente gemellata con Buco del Signore. Nel senso che tutti gli abitanti del Buco andavano in vacanza a Torre Pedrera. Precisamente al bagno Mario. Per cui conoscevamo molte persone. A mia nonna dava un po’fastidio... si ritrovava i vicini anche vicini di ombrellone. I miei invece avevano molti loro amici. Anch’io tutto sommato fui contento di non dover socializzare con bambini nuovi (sono sempre stato molto lento nelle amicizie) e poter giocare con chi conoscevo già... che poi con i bambini ho giocato relativamente poco. Però almeno parlavo con gli adulti che conoscevo.

Che dire... i ricordi sono veramente troppi. A partire dal viaggio di andata, con partenza intelligente alle 4 di notte e coda in austosrada assieme a tutti gli altri intelligenti. La macchina dei miei zii col portapacchi e stracolma di valige, passeggino, box (lettino), pannolini e tutto il resto.  I bagni in alto mare con gli altri ragazzi (c’erano gli scogli che delimitavano), i castelli giganteschi in riva al mare, la pista con le biglie.  Poi ricordo quella volta del bagno a mezzanotte con grandi e piccoli, quella volta che i miei sono usciti da soli e mi hanno lasciato con i miei zii... la terribile scottatura solare con prurito da non resistere e notte in bianco, le passeggiate alla sera sul lungo mare con i risciò (non quelli cinesi) e le giostre... e la canzone “Heidi” e mio cugiono di un anno che impazziva ogni volta che la sentiva. Le levatacce all’alba per andare a raccogliere gli ossi di seppia col nonno. Le nuove 128 che mi chiedevo come mai quel restyling così orrendo, quando era molto più bella la 128 rally. Poi ricordo la partita di calcio sulla spiaggia con figli e genitori. Ricordo che c’era un pallone di calcio vero di cuoio. Io avevo sempre giocato solo con i supertele... e poco a calcio. Giocavo più che altro a pallavolo col cane. Così non appena mi passarono la palla la colpii scalzo di punta. E mi accasciai a piangere per terra. Gli altri continuarono ovviamente tranquillamente a giocare. Compreso mio padre. Perché vincere una partita è la cosa più importante... non si può interrompere il divertimento per simili bazzecole. Mi disse velocemente che dovevo colpire col piede di lato e che in ogni caso ero esagerato e che non poteva fare così male. Ci rimasi veramente male e ovviamente non giocai più. Ricordo anche pochi giorni dopo, sempre giocando a calcio un altro bambino (anche lui del Buco) diede per sbaglio un calcio alla gamba di una sdraio. Fermarono il gioco e intorno a lui si formò il cerchio di genitori preoccupati per vedere come stava, ti fa male, riesci a muoverlo ecc. Che a me nessuno aveva chiesto. Mi sentii veramente figlio di nessuno.

Ricordo però che quando i miei genitori partirono per tornare a casa e mi lasciarono con i nonni, mi sentii molto triste. Mi venne quasi da piangere. Mi trattenni un pochino, insomma. E dire che mi piaceva stare con i nonni. Da piccolo avrei fatto salti di gioia... forse i tre anni a Montecavolo lontano da loro mi avevano un po’ cambiato.

Anche per la società in generale fu un mese di cambiamenti. Al ritorno del mare tante cose non erano più come prima. Ci fu il nuovo Papa, Papa Luciani, il primo nuovo Papa della mia vita. Il nuovo presidente Pertini, il primo di cui ricordi l’elezione. Poi ricordo quando smisero di essere valide le cento lire e le ducento lire di carta. Già al mare ricordo le vecchie vicine di ombrellone che si preoccupavano a darle via alla svelta perché poi non sarebbero più state valide. Ricordo anche il viaggio di ritorno con i nonni. Sulla 124 in un angolino tra le valigie che stavano sul sedile posteriore. Il baule infatti non si poteva utilizzare perché c’erano le bombole metano e gli attrezzi da meccanico di mio nonno. Ed era sporchissimo di morchia.

postato da deniz | 22:52 | commenti (2)