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martedì, agosto 01, 2006
 

Marzo 1980

 

La fine dell’infanzia fu anche segnata dall’ultima festa di carnevale intesa come festa per bambini.

Alle elementari era d’obbligo la festa di carnevale. Almeno un giorno in cui ci si travestiva e non si faceva lezione. Alle medie non ci sarebbe più stata. Si poteva al massimo farla all’oratorio dopo l'orario scolastico... quelli che ancora ci andavano.

Gli ultimi due travestimenti, in quarta e in quinta elementare furono rispettivamente “il Samurai”, indossando il ... koso... il...come si chiama... boh...non mi viene il termine. Quello straccio bianco che si mettono i karateki. Era quello di mio zio, cintura marrone di karate.

L’anno dopo mi vestii da “commendatore”. Lo battezzò così mia madre, dopo che le avevo proposto di vestirmi da “grasso”. Dopo una vita da magro, avrei voluto vedere come stavo da grasso. Così mi misi un cuscino sotto la pancia, vestiti larghi di recupero... e basta. Vestiti un po' strani. Da adulto. Il maestro, fedele alla sua filosofia di vita, si raccomandava che non comprassimo costumi. L'importante era divertirsi: bastavano un paio di calzoni smessi di nostro padre, un cappellaccio, una maschera di carta. E così fecero quasi tutti. Era finito il tempo in cui i maschi si vestivano da zorro e le bambine da fatina. Ancora una volta ci invitavano a non comportarci “da bambini”. Insomma, così grandi, era una vergogna costringere i genitori all’ennesimo sacrificio economico per cose superflue quali il vestito di carnevale, dopo tutte le rinunce che facevano per farci studiare.

Il mio travestimento ebbe successo, non perché fosse un bel costume, ma piacque soprattutto il "personaggio". Infatti mi ero preparato delle storielle divertenti da leggere, battutine riclate, indovinelli strani. Li lessi davanti alla classe e ottenni il consueto consenso da parte dei mei compagni, come quando il maestro leggeva alla classe i miei temi più divertenti.

Ma l’ultimo brano ottenne un effetto diverso. Finii di leggere e la classe rimase muta. Muta e in imbarazzo. Non era niente di grave.... raccontavo che era stato avvistato un U.F.O., un animale non identificato. Che non era cattivo ma i bambini ne avevano un po’ paura.... poi... adesso non ricordo le parole precise. Qualche descrizione fisica, qualche comportamento.... e man mano che si raccontava si intuiva che si trattava del maestro. Fino alla fine quando arrivai a parlare della classificazione “Rodomontus Brunus” attribuitagli dagli studiosi... allora fu inequivovabile (riprendeva il nome del maestro). Era solo uno scherzo. Però la classe ebbe un po’ di timore, anche solo a sorridere.

Alla fine della giornata il maestro ci ringraziò tutti, si disse molto soddisfatto di come avevamo gestito la giornata, discendo esplicitamente che aveva apprezzato anche che si fosse scherzato sulla sua stessa persona, essendo stato fatto in modo intelligente e non particolarmente offensivo.

Mi sentii un po’ rincuorato... anche se la sensazione che avevo avuto sul momento non era proprio positiva e per un attimo mi domandai chi me l’avesse fatto fare di inventarmi quella specie di spettacolo. Avrei potuto semplicemente limitarmi a mangiare gli intrigoni come tutti gli altri.

postato da deniz | 21:37 | commenti (6)