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martedì, febbraio 27, 2007 Ottobre 1980
![]() Ricordo che mia madre mi portò dal barbiere e gli disse che voleva che mi tagliasse i capelli come Miguel Bosé. Io morii di imbarazzo… insomma… sembrava che fossi io a voler essere come lui e che allo stesso tempo lo facessi dire dalla mamma. Da quel giorno presi la decisione di andare dal barbiere rigorosamente da solo, pur dovendo affrontare le pressioni della mamma che avrebbe voluto accompagnarmi ancora. Lei mi vedeva sempre bambino. E in fondo non avevo ancora undici anni. Ma non potevo permettere che un giorno chiedesse al barbiere di pettinarmi come Enzo Avallone. Ma lasciamo da parte queste tristi rimembranze e veniamo a cose più piacevoli. A metà del mese, nacquero i cuccioli della Pina, la cagnolina di mia nonna. Un maschio e due femmine. Il maschio sembrava uguale alla mamma,mentre le femmine erano pezzate. Da piccoli non si capiva molto come sarebbero diventati. Ricordo quando li vidi per la prima volta. Era sera, dopocena. Sbirciai dentro alla cuccia, ma non volevo disturbare. E poi non volevo provocare reazioni strane nella Pina. Sapevo che le femmine diventano mordaci quando hanno i cuccioli e bisogna lasciarle in pace. Quando dissi a mio nonno che avevo appena sbirciato, mi fece “ma allora non hai visto niente”. Scese nel cortile e mi portò con sé. Aveva una pila… tirò fuori dalla cuccia tutti i cuccioli mettendoli sul pavimento e tenendo ferma la Pina che voleva riportarli dentro. Si divincolavano come topini… erano carini però. Con mia grande sorpresa la Pina era buonissima, il solito cane affettuoso e ruffiano. Non aveva niente da obiettare se si toccavano i cuccioli. Però li riportò nella cuccia uno a uno, non appena le grandi mani del nonno lasciarono il suo collare. Nei giorni che seguirono le mie visite dai nonni divennero un po’ più frequenti. Fosse stato per me sarei stato tutto il tempo a guardare i cuccioli. Purtroppo (o per fortuna) i miei genitori non mi permettevano ancora di raggiungere la casa dei nonni in bicicletta da solo, per cui ero vincolato alle loro visite. Inoltre la scuola iniziava a essere sempre più pesante e impegnativa. Erano finiti i tempi in cui i compiti si facevano in cinque minuti e poi giù a giocare. I primi mesi della prima media furono caratterizzati da lunghe liste di compiti lunghi e impegnativi… insomma, non è che fossi tutto il giorno sui libri. Avevo molte distrazioni: la tv, libri extrascolastici e giochi. Però presi a uscire sempre meno ad abbandonare un po’ gli amici del cortile, complice anche la brutta stagione che arriva. In quei tempi ottobre era veramente ottobre. Ricordo ancora la sera in cui vidi i cuccioli… era una di quelle sere da “caldarroste”., con un’umidità che bagnava la strada e i muri, inzuppava i vestiti e ti entrava nelle ossa. postato da deniz |
01:03 | commenti (2)
martedì, febbraio 13, 2007 Settembre 1980 L’estate aveva portato sorprese interessanti a casa dei nonni… La cagnolina Pina, che mio nonno credeva sterile o chissà per quale motivo incapace di riprodursi in quanto per anni ignorata dai cani da caccia del vicino, fu sorpresa con un fidanzato… Con grande disappunto della nonna che si mise a insultarla dalla finestra suscitando l’ilarità di tutti i vicine. Era un cane bianco-nero… il cane dei Pergreffi**, i contadini che abitavano di là dal fiume. Dopo lo sconcerto iniziale, la notizia fu accolta con un certo interesse…. Pina era una cagnolina molto bella. I cuccioli sarebbero arrivati a ottobre. “Speriamo siano pochi” – sperava mio nonno. Settembre coincise anche con l’inizio della scuola media. Prima dell’inizio vero e proprio, ci fu il momento importante dell’assegnazione della sezione. Da questa dipendeva la lingua straniere che avrei studiato, inglese o francese. Era come l’estrazione del lotto. Nessuno voleva francese e l’appartenenza alla classe di francese veniva vissuta come una disgrazia piovuta ingiustamente dal cielo, con mille ricorsi e proteste da parte dei genitori. L’altro motivo di impaziente attesa era sapere chi dei vecchi compagni delle elementari sarebbe stato nella stessa sezione. Alcuni erano persi in partenza perché si erano iscritti a scuole diverse. Pochi in realtà. Uno snob che si era iscritto alla “Manzoni” e gli “artisti” che si erano iscritti alla scuola media d’arte. Quasi tutti andavamo alla Rosta. Io finii in classe con la Tosca Casali*** . Una femmina. Pazienza. La cosa interessante era che eravamo insieme dall’asilo. Il primo giorno di scuola ci guardammo ridendo “incredibile!! Ancora insieme”. Non ci sedemmo vicini però. I banchi disposti a due a due furono occupati rigorosamente da compagni dello stesso sesso… Solo gli ultimi due arrivati che casualmente erano maschio e femmina finirono vicini. Erano Rocco Gnocchi** e la Simona Bertolotti**. Segati entrambi in seconda. Forse si sono portati sfiga a vicenda. Io invece capitai vicino a Gianmarco Giovannetti** … un puzzone, sornacchione che imparai presto a detestare. Se solo avessi immaginato avrei sicuramente preferito essere io quello che capitava nel banco con la femmina. Alle medie mi trovai discretamente… insomma… discretamente male. Non una tragedia, comunque niente a che vedere con gli amici delle elementare. Molti dei miei compagni non mi piacevano: li trovavo rozzi e villani… e un po’ cattivi. Al pomeriggio continuavo a trovarmi con i miei ex compagni delle elementari e con i soliti vicini di casa. Non finii in uno dei tanti gruppetti che finirono per formarsi. Alle medie ero abbastanza isolato. Quando arrivato al mattino in attesa che aprissero (fino al suono della campanella non ci facevano entrare!!), non mi univo a nessuno dei miei compagni. A volte mi fermavo a parlare con le amiche di mia cugina… a volte con il gruppo della Chiesa del Buco dove c’era la cugina della Ludovica** … ragazzi più grandi che conoscevo giù da prima. Non mi univo nemmeno ai miei amici del pomeriggio, perché davanti a scuola loro si dividevano ciascuno con i nuovi compagni di classe. Ma io proprio no. |