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chaitanya in Giugno 1985Non arr...


venerdì, luglio 27, 2007
 
AGOSTO 1982



I miei amici erano divisi equamente tra chi faceva le vacanze in luglio e chi in agosto.  Per fortuna. Le vere vacanze infatti erano quelle a casa, ma solo se a casa si era in un certo numero.

A volte capitavano brevi periodi in cui quasi tutti erano via. E allora poteva essere un tantino noioso. Per fortuna c’era l’Ivonne che restava sempre a casa. I suoi genitori avevano l’età dei miei nonni. Stessa generazione, stessa mentalità. Erano in tanti tra quelli della loro età a non avere la cultura della vacanza a tutti i costi.

L’Ivonne andava già alle superiori. Faceva l’istituto d’arte e le piaceva moltissimo. Le piaceva disegnare, colorare, restaurare... ed era molto brava. Anche la Clelia aveva la stessa passione. Una volta pensò di ridipingere la sua bicicletta con la bomboletta spray color oro. Malgrado l’avessero fatto senza sverniciare la vernice rossa che stava sotto era venuta benissimo, senza un grumo...  per metà. Poi arrivò la mamma della Clelia (su segnalazione della sorella spiona) che le fece un mazzo tanto, le disse che non capiva niente, che era una deficiente e tutte le belle cose carine che dicono me mamme e le intimò di interrompere subito. Così la bicicletta rimase per sempre (forse è così ancora oggi) mezza rossa e mezza oro. Un effetto bruttissimo...  sembrava veramente una bicicletta maltenuta. Io a quel punto l’avrei finita.... per male che fosse venuta sarebbe sempre stata meglio di una cosa fatta a metà.

Un lavoro decisamente meglio riuscito fu invece il vecchio panchetto di legno della madre dell’Ivonne, imbarcato e ormai pieno di fessure sul legno che si sfaldava, che fu ridipinto riproducendo il logo Coca Cola, rosso su sfondo bianco. Per farlo lo avevano suddiviso in tanti quadratini... e poi un paziente lavoro tutto a mano, partendo da una foto su un giornale.

Il panchetto Coca Cola è divenuto un oggetto emblematico di un “era”. Fu in quel periodo infatti che venne istituzionalizzata la “busca” serale nel cortile dell’Ivonne. Per tutta l’estate (talvolta fino all’autunno inoltrato) ci sotto il balcone a giocare a carte. Mediamente eravamo in quattro.  Raramente si giocava in cinque (ma era molto meno divertente perché il risultato era quasi scontato: uno non copriva). Se si era solo in tre, si tgoglieva il quattro di bastoni e si giocava lo stesso con tredici carte per uno, Ma era molto più incasinato. Il tavolino Coca cola faceva da tavolo di gioco. Credo che esista ancora...  probabilmente tenuto come “cimelio”. Come testimoniantza di un’”epoca”. Momenti che tutti ricordano. Momenti in cui sono stati coniati “tanti modi di dire”, in cui è cresciuta una sorta di lessico intimo che ancora oggi appartiene solo a noi ragazzi di via Pecorari.

 

postato da deniz | 13:39 | commenti


venerdì, luglio 13, 2007
 

Luglio 1982 parte seconda




Finiti i mondiali, la prima e memorabile vacanza al lago di Ledro. La prima volta in campeggio con la nostra tenda. La prima di una lunga serie. I miei genitori non erano (e non sono i tipi da rinunciare a certi “agi”) Nemmeno in campeggio. Innanzitutto per dormire pensammo di prendere quattro belle brandine. Sollevati da terra si sta meglio. E i materassi ovviamente. Materassi di gommapiuma tutti arrotolati. Poi c’era la cucina, composta da fornello, mobiletto smontabile con servizio di piatti di plastica dure, pentole… poi il tavolo quadrato da quattro persone, quattro sedie chiudibili, poi ovviamente lenzuola e coperte, asciugamani, il fon, qualche genere di conforto, tipo stereo, racchette da volano, maschere da sub ecc… e i vestiti. Tanti vestiti. Perché in montagna fa freddo. Ma anche caldo. Ci vogliono gli indumenti da spiaggia e quelli invernali. La 127 carica sembrava uscita da un film caricaturale sull’italiano medio in vacanza. Schiacciata sugli ammortizzatori col sedere che toccava quasi terra; il portapacchi era così alto che quasi toccava il primo piano sotto al balcone. Per farci stare tutto, mia madre aveva steso i sacchi a pelo sui sedili; i cuscini erano sistemati sul sedile di dietro e i passeggeri dovevano sedervici sopra. C’erano borsine, pacchettini e oggetti intanati in ogni buco. Sotto i sedili, tra le gambe dei passeggeri, nelle tasche delle portiere, nei vani portaoggetti… ovunque. Quand’ecco arrivare, accompagnata dai miei zii, mia cugina che all’epoca aveva tredici anni e mezzo e che sarebbe stata nostra ospite…. Con una valigia ENOORME… più grande di quella dei miei genitori insieme!

Quando mio padre rinvenne, con un po’ di riorganizzazione dei bagagli, riuscimmo miracolosamente a caricare tutto e il motore generoso della 127 ci portò in poco tempo su per i ripidi tornanti del trentino fino al famigerato lago di Ledro. All’epoca c’era una strada inquietante, scavata nella roccia che si inalzava nel vuoto per centinaia di metri sopra al lago di Garda. Cera una veduta splendida, ma l’emozione era anche dovuta a una motivata paura. Un’uscita di strada sarebbe stata fatale. 

Al campeggio fummo subito accolti da Giulio**, suocero di un amico di mio padre, espertissimo campeggiatore di esperienza ventennale, che si era autoeletto aiutante di TUTTI i campeggiatori, di TUTTO il campeggio. Una persona d’oro. Stimato ed elogiato da tutti. Mah.

Ovviamente ci disse per filo e per segno tutto quello che dovevamo fare. Come montare la tenda, ma anche come orientarla, come mettere i picchetti, come disporre la roba, dove andare a fare la spesa, che cosa mangiare e quando, che scarpe mettersi, quando andare in bagno. Veramente gentilissimo. Sapendo del nostro arrivo ci riservò il posto migliore proprio vicino alla sua roulotte. Un posto completamente al sole, così se piove la tenda asciuga prima. Tanto al mattino ci si alza prestissimo, non importa se viene caldo. Poi era veramente di compagnia. Insisteva sempre per fare la tavolata unica e mangiare tutti insieme, le cose che decideva sua moglie…  E all’orario che decidevano loro. In fondo eravamo ospiti… non era nemmeno carino dire che qualcosa non piaceva.

La presenza di questo vicino invadente fu il motivo principale per cui non mi entusiasmai un gran ché per quelle vacanze. L’altro motivo erano i servizi igienici del campeggio… all’epoca veramente inadeguati. L’altro motivo, le pressioni dei miei genitori (mia madre in particolare) per farmi “socializzare” a tutti i costi. A me sarebbe piaciuta anche una vacanza di relax. Riposo assoluto e lettura al fresco. I miei genitori invece non potevano tollerare che un figlio di dodici anni stesse tutto il giorno da solo a leggere… a parte che c’era mia cugina. E a me bastava lei. Non avevo bisogno di altri amici. Quelli li avevo già a casa.  

“Insomma, vai un po’ in spiaggia… prova a vedere che ci sono dei ragazzini della tua età, chiedi che cosa fanno… vieni in tenda di là che c’è anche il figlio della Gladis*… vieni al bar che c’è il nipote di Giovanni**” “si può sapere perché te ne stai sempre rintanato?” “alzati, vai un po’ in giro… stai in mezzo alla gente”

Negli anni seguenti le cose peggiorarono perché alla pressione per le amicizia sopraggiunse la pressione per la fidanzata. O per la conquista. Insomma, avrebbero preferito un figlio bello disinvolto e fascinoso che facesse tante conquiste e fosse ricercato dalle ragazzine. Così avrebbero potuto vantarsi e dire che l’avevano fatto loro.

“Guarda quella!”, “guarda questa”, “perché non vai in spiaggia che c’è un gruppo di ragazzine olandesi” “se io alla tua età avessi saputo l’inglese…”.

E i colpetti sulle spalle e le strizzatine d’occhio…. Io ero veramente a disagio. Mi veniva ancora più voglia di stare da solo. 

I miei genitori, molto più socievoli di me, avevano invece fatto amicizia con molti campeggiatori. Mio malgrado ero stato coinvolto nella frequentazione di una famiglia di olandesi. Erano effettivamente molto simpatici. Avevano due figlie e la più piccola, Angelique**, aveva l’età di mia cugina e parlava molto bene italiano. I genitori dicevano qualche cosa di italiano, ma se la cavavano meglio in inglese. Io e mia cugina esordimmo col nostro inglese che si rivelò essere niente male!

E mia madre riuscì persino a scambiare qualche parola in latino. Gli altri andavano molto a gesti. Per le conversazioni del primo giorno andava bene… poi gli argomenti si esaurivano.

Io e mia cugina invece continuammo a sentirci con Angelique** per diversi anni. A un certo punto non vennero più e non si fecero più sentire. Ho saputo che i genitori si sono separati. E anche la sorella più grande, mentre Angelique** si è sposata… ma anche questi non sono dati recenti. Può darsi che nel frattempo si sia separata pure lei.

 
**nomi fittizi

postato da deniz | 13:31 | commenti