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martedì, ottobre 16, 2007 Dicembre 1982
Alcuni giorni prima del mio compleanno, ci fu quello della Robinia Maestri, la mia compagna di classe per la quale avevo preso una cotta. Ma non ero l'unico a essersi accorto di lei... Ormai dovevo mettermi in fila. Provavo sentimenti contrastanti un po’ di compiacimento e un po’ di rabbia per il fatto che adesso piacesse a tutti. Compiacimento per il fatto di essermene accorto per primo. Già dalla prima media, quando tutti sbavavano dietro alla Simona Bertoni.Poi alla Robinia crebbero due tette da paura e tutti si misero a guardare lei. Rabbia. Tornarono in voga anche le feste di compleanno, quindi, dopo una fase transitoria in cui erano considerate una roba da bambini. Ma adesso erano feste di altro tipo. C’era la musica... potevano esserci dei “giochi” di gruppo, ma ciò che focalizzava l’interesse di tutti era la possibilità di abbordare qualcuna che interessava. Alla festa della Robinia erano invitati praticamente tutti i compagni di classe. Aveva una casa bella grande. Tra gli altri invitati, alcune sue inseparabili amiche che erano in un’altra sezione e una sua cugina più grande. Dopo aver rifiutato le proposte dei compagni più audaci di giocare a “bottiglia”, ripiegammo con altri giochi, tra cui quello della scopa... però lo facemmo con un pupazzetto.... credo che fosse un maiale. Per chi non lo conosce è il gioco in cui ci si deve passare questo oggetto (che può essere una scopa, un maiale o quello che si vuole) e quando si ferma la musica chi ha in mano l’oggetto deve fare penitenza. La penitenza era sempre “baciare”. In pratica divenne una variante del gioco della bottiglia. La significativa differenza era dovuta al fatto che il tutto non era casuale, ma era la cugina grande che fermava la musica e decideva le varie penitenze. Le varie amiche ed amichette non mancavano di suggerirle i nomi da fare. I prescelti erano solitamente o individui che piacevano, o cefi brufolosi e ripungnanti che costituivano la “vera” penitenza. Successe poi che le musica si fermò e il porconzo di peluche era nelle mani della Robinia. Subito si levò un brusio e un nuvolo di amichette corse dalla cugina grande, bisbigliando “Denis, Denis, Denis.... Denis”..... Io non sapevo che cosa pensare... per un attimo ebbi il terrore di essere considerato alla stessa stregua di un cefo brufoloso e ripugnante... di essere una vera penitenza. Ma no. Non poteva essere.. Boh. Dubbio. Sicuramente le ero simpatico.... mah.... boh.... avevo come il timore di essere deriso. Con gli occhi di poi, non escludo che potessi risultare quanto meno “interessante” . Escludo che potessi piacerle fisicamente. Ero carino, ma troppo "bimbo". Dimostravo meno della mie età. Non ero nemmeno alto. Sono cresciuto tardi. Però le donne sono strane a volte... non sono sempre necessariamente legate all'aspetto fisico. C’erano tanti indizi che allora non coglievo. Cartoline, commenti sul diario... anche un uscita con pochi amici... pochi eletti... e tra gli invitati c’ero anch’io. In quel momento però prevalse lo scetticismo e la paura che mi si stesse prendendo in giro. Forse era una provocazione per vedere che cosa facevo. Così non dissi né feci niente. Nessuna reazione. Mi presi una quantità industriale di baci e me ne tornai a casa. Il giorno dopo era di nuovo la normalità. lunedì, ottobre 15, 2007 Novembre 1982
Mia cugina, dopo le medie, aveva scelto una scuola di addestramento professionale. Un biennio. Una di quelle scuole frequentate da giovani delinquenti o mentalmente limitati. Decisamente troppo poco per lei. I miei zii non se ne erano resi conto. Colpa anche dei prof delle scuole medie che davano consigli standardizzati sulla base del voto con cui si usciva. E-c-così...oltre a essere penalizzata con un voto arrotondato per difetto che la metteva in mezzo ai pluribocciati e ai somari impenitenti cacciati fuori con un calcio nel culo, si trovava a fare una scuola che la tagliava fuori da moltissime professioni. Almeno allora si pensava così... di fatto invece la scuola è ben veramente poco determinante per quanto riguarda il successo professinale... ciò non toglie che poteva fare qualcosa di meglio. Anche solo per soddisfazione personale. Mia cugina sarebbe stata in grado di affrontare senza troppi problemi un istituto tecnico. Alla faccia di quello che dicevano i prof delle medie. Ne sono più che convinto. Avrebbe addirittura potuto fare anche un liceo. Magari un liceo linguistico... in fondo l’unica materia in cui aveva grandi carenze di base era matematica. In Inglese invece era proprio bravina. Tant’è che se lo ricorda ancora oggi... Almeno si ritrovò a essere la prima della classe. Ricordo che i primi tempi era un po’ demoralizzata nel vedere il livello dei suoi compagni... Poi si rassegnò, e si divertì. Era la preferita dei prof. Eccelleva senza faticare e.... in quella scuola nell’ora di “cultura” giocavano a “merda”. Che è un gioco che si fa con le carte. Un gioco idiota: bisogna appaiare delle carte dello stesso tipo e il primo che ha le carte uguali grida "Merda" e batte la mano sul tavolo. Lo saprebbero fare anche all’asilonido. Siccome i compiti li faceva in dieci minuti, il pomeriggio era sempre in giro. Con le sorelle Vezzani*, la Cirilli* e le altre bande del quartiere. Mi riferirono che aveva una storia con uno del “Simonini” (altro istituto per somari). “Saranno affari suoi” – commentai, guadagnando molti punti nella considerazione che aveva mia cugina della mia persona. Pensavo veramente che fossero affari suoi e non indagai né chiesi niente nemmeno a lei. Dentro di me però, pensavo che se fosse stato vero, era caduta davvero in basso, una volta di più. Oh... magari poteva essere uno come lei. Finito in quella scuola per “sbaglio”. Una mosca bianca che lì in mezzo non c’entrava niente. Chissà... Non lo seppi mai, perché non lo conobbi mai. postato da deniz |
21:38 | commenti (1)
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