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chaitanya in Giugno 1985Non arr...


martedì, novembre 06, 2007
 

Gennaio 1983


 

Che palle! Pensavo che alla fine sarei finito a fare ragioneria. Per esclusione più che altro. Tanto a casa da scuola non mi avrebbero tenuto.

Sarebbe stata una scelta un po’ per esclusione...  I licei erano esclusi, sia perché forse erano troppo difficili, sia perché si diceva che avevano senso solo per chi continuava a studiare all’università. Con il liceo non hai niente in mano. Non ti inseganono un mestiere. Mentre l’università, se ti va, la puoi fare lo stesso. Così si diceva. Poi nessuno allora avrebbe mai pensato che io facessi l’università. Nelle proiezioni dei miei genitori l’ideale era finire i 5 anni, avere un diploma e trovare un lavoro con un buon stipendio. Possibilmente in ufficio. Magari in banca. Ragioneria, quindi.... anche se la concorrenza era tanta.

Gli istituti professionali convincevano poco me invece. Tanto vale andare a lavorare subito... In ogni caso dovevo escludere tutte le scuole dove c’erano molte materie di disegno, cose manuali e cose di precisione. In disegno ero una frana. Sono migliorato dopo. Adesso disegno abbastanza bene. Non benissimo, ma meglio della media. I cani li faccio divinamente.... però li rovino colorandoli. Dovrei fare solo delle bozze a matita.

Vabbeh... quindi combinando tutte queste cose... Geometra no, Istituto d’arte no... le magistrali... ma per carità... e dopo che cosa fai? Rimaneva ragioneria. E invece, mia madre mi viene a casa un giorno con un depliant di una scuola nuova appena aperta: istituto tecnico per peritii aziendali e corrispondenti in lingue estere.  Praticamente erano le stesse materie di ragioneria, ma disposte in modo leggermente diverso. Steno e dattilo negli ultimi anni anziché nei primi (così non si dimenticano) due lingue studiate entrambe per cinque anni, insegnanti madrelingua... laboratorio linguistico (che faceva tanto figo)... le ore di lingue in più erano a discapito di ore di ragioneria e tecnica aziendale. Poi c’era il tedesco!! Una grande novità. Non mi dispiaceva la cosa.

Tutto sommato era una buona scelta. Mi lasciava un po’ perplesso il fatto che non la conoscesse nessuno. “Meglio così... è nuova, ci sarai solo tu. Non ci sono ancora diplomanti in giro. Il tedesco è richiestissimo” – diceva mia madre. L’altra cosa sconveniente era che questa scuola nuova non aveva una sede propria ma aveva trovato alcune aule nella stessa struttura del preesistente istituto tecnico femminile, che all’epoca aveva comunque pensionato le macchine da cucire assieme alla prof di economia domestica, e manteneva attivo solo un indirizzo per economo dietiste. Ma poi finiva che  la gente parlava di “ITF” indistamente, come scuola. Tant’è che inspiegabilmente rispetto a quanto avveniva in altre città, le classi erano comunque prevalentemente femminili. Solo perché molti non si informavano su che cosa fosse in realtà quella scuola. L’anno successivo le aule non bastavano più e alcune classi furono ospitate dall’istituto tecnico agrario. Ma ormai era tardi... per la gente era l’ITF. Oggi si chiama P.a.c.l.e. e quando dico che ho fatto quella scuola tutti capiscono. Allora no. E per uno di quattordici anni non è il massimo. Qualche anno più tardi tutti gli amici mi avrebbero invidiato. Ma all’inizio no.

Vabbeh... sono andato un anno avanti a raccontare.... A questo punto della storia ero ancora alle medie. E feci la preiscrizione nella scuola per periti aziendali. Molto scazzatamente. Senza pensarci tanto... Della serie: fidiamoci della mamma una volta tanto.

postato da deniz | 21:19 | commenti (2)