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venerdì, maggio 23, 2008
Giugno 1984
Finì la scuola. Come previsto fui promosso. Con la media del sei e mezzo esattissimo. Cinque 6, due 7 e un 8 in tedesco. E questo mi fece diventare il punto di riferimento della classe per quanto riguarda questa materia, per tutti gli anni successivi. Suggeritore ufficiale. Quello che passava i compiti. Quello bravo. Fui costretto a rimanere bravo... mica potevo fare la figura di quello che non sapeva, quando tutti si affidavano a me. Nella mia classe, a parte i numerosi ritirati, ci fu un bocciato e diversi rimandati, chi in una materia chi in due. Nelle altre classi abbondavano i rimandati in tre materie. Noi eravamo bravi! Anche tra i miei amici quasi tutti promossi. Qualche rimandato... poi molti erano ancora in terza media. Mia cugina invece finì il suo biennio e dopo le vacanze iniziò subito a lavorare come commessa in un negozio di tende sotto al mercato coperto. Nella casa che fu dei fratelli Paolucci* abitò per poco più di un anno il dottor Prodazzi* , senza lasciare molti ricordi di sé. Aveva una figlia molto piccola... una bimba che non usciva con noi. Non avevamo niente in comune. Dopo di che, venne lei. L’innominabile... come iniziarono a chiamarla i più maligni. Quelli che dicevano che portava sf.. In realtà era una ragazza d’oro, anche se molto strana. Molto diversa da noi. Era la famiglia che era molto strana. Genitori severissimi, bigotti all’inverosimile. Se sentivano una mezza parolaccia, anche non detta da lei (ma quando mai!) bensì da qualcuno che era nel cortile, la chiamavano in casa subito e non usciva per una settimana. Rispondeva lei per quello che facevano gli altri ed era responsabile pure per sua sorella più picola, che faceva la quinta elementare. Mobbazzo, la chiamavano i maligni. La sorella intendo. Mobbazzo, da “Moby Dick”. Erano veramente maligni i miei amici ripensandoci. E’ anche una brutta età. L’innom.... ehm la Greta* a 16 anni ne dimostrava dodici. Per come la facevano andare vestita e per come si presentava al mondo. Aveva degli orari di uscita da asilo. Si vestiva coma una suora laica. Camicetta col colleto, gonna scozzese sotto al ginocchio... A 18 anni però ne avrebbe dimostrati 35. Non ha avuto un’adolescenza. Penso che i suoi pensassero che fosse sconveniente essere adolescenti. A 17 si mise a fare la maestra ed entrò appieno nel suo ruolo. Fa tuttora la maestra. Anzi, la “maestrina”. Ai tempi del suo arrivo faceva le magistrali... iniziò a uscire con noi alla fine della scuola. Prima era segregata in casa.
postato da deniz |
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mercoledì, maggio 14, 2008 Maggio 1984
Di questo periodo ricordo solo la morte della Pina, la cagnolina di mia nonna e madre della mia Isi. Aveva dieci anni. E’ morta di Piroplasmosi, una malattia trasmessa dalle zecche. Se ne era prese tante... Dopo l’accoppiamento, il padre dei cuccioli le trasmise un buon numero di parassiti che non riuscimmo mai ad eliminare completamente. Probabilmente lei era più predisposta di altri cani ad beccarsele (la Isi ne prendeva molte meno)... ma era anche svantaggiata dall'ambiente in cui era l’ambiente troppo difficile da controllare: una vecchia casa di campagna, con basso servizio, pollaio, piccioni e diecimila sgabuzzini. E il confine con l'argine di un torrente. Anche il prodotto più in auge del momento (il “neguvon”) consigliato dai migliori veterinari e allevatori si era rivelato non del tutto efficace.
Ma abbandoniamo questi tristi ricordi e facciamo un flash back al mese precedente e ricordare la “gita scolastica”. La grande novità è che si rimaneva a dormire fuori. Lontano da casa. Per me era la prima volta.... non ero mai stato nemmeno in colonia. Sempre coi genitori o con la nonna. Però non è che fossi così entusiasta di questo piccolo momento di indipendenza.... gli altri lo erano molto più di me. Io avrei forse preferito due giorni di vacanza a casa. O due gite di un giorno. Non mi piaceva dormire lontano da casa... mi mancava il mio bagno, la mia solitudine, la mia intimità. Finii in una camera da quattro, con un mio compagno di classe e due di B. Erano tipi mediamente simpatici... poteva capitermi di peggio.
La gita servì un po’ per socializzare con quelli delle altre classi. Io ero il tipo che non usciva mai dall’aula. Non mi imboscavo in bagno a fumare e chiacchierare, non appena suonava la campanella mi fiondavo a casa, non andavo in mensa, non mi fermavo oltre l’orario... al mattino invece prendevo il tram prestissimo. Molto prima della “massa”. Arrivavo in classe un’ora prima e ne approfittavo per studiare e fare i compiti che avrei dovuto fare il giorno prima. Così al pomeriggio ero sempre in libera uscita. E a scuola sempre “fresco” di ripasso. Questo però mi isolava un po’ dagli altri.
In gita conobbi alcune ragazze di B. Erano molto diverse dalle mie compagne di classe. Io ero capitato in una classe di”chiesarole” Nessuna di loro aveva il moroso, tranne una che ne cambiava uno ogni quindici giorni... (e quindi sostanzialmente concludeva poco). Ma in generale c’era un atmosfera del tipo brave bambine dell’oratorio. Casa, chiesa e a letto presto. In B il livello medio era completamente diverso. Venivano a scuola truccate, col motrino, molte avevano il moroso... erano molto più “avanti”. Alcune se la tiravano un filino troppo. Alcune forse erano troppo avanti.... erano su un’altro pianeta. Ce n’era una in particolare che mi aveva colpito. Era carina, intelligente, simpatica e di larghe vedute, senza tuttavia essere volgare... insomma la giusta via di mezzo. Aveva il moroso, però. Uno grande. Uno che veniva a prenderla in macchina. Mi sono sentito inadeguato da subito. Mi ha sempre visto solo come un amico. E’ stata una bella amicizia. Finché è durata. Ho quasi perso le sue tracce. So che è ancora a Reggio e dove lavora, ma non so che ne è stato di lei, se si è spostata, se ha avuto dei bambini... chissà. martedì, maggio 06, 2008 Aprile 1984 La fine della scuola si avvicinava. Io ormai ero sicurissimo di essere promosso. Tanti sei, ma tutti sei pieni. Non rischiavo in nessuna materia. E allo stesso tempo non avevo medie alte da difendere. Così, mentre la maggior parte dei miei compagni aveva il suo bel da fare per rimediare il rimediabile, io tiravo un sospiro di sollievo e ritrovato i miei vecchi amici nei pomeriggi caldi all’aperto. Parco, bar, biblioteca, ancora parco... il motorino finalmente tornava utile. Meno male che consumava poco. Erano bei tempi... finalmente quella libertà che tanto mancava negli anni della prima infanzia. Di sera però ancora non uscivo. Nemmeno al sabato. Uscivo ancora con i miei genitori. La maggior parte delle volte si trovavano con i miei zii... quindi la solita riunione dei cugini. Durante la settimana invece stavo in casa a guardare la tv. Di quel periodo ricordo in particolare il “Drive in”. Has has.... FIDANKEN!!! Has Fidanken, non scalmanarti... come dice 1500? Aggiudicato! Le frasi dei personaggi del Drive In erano entrati nel gergo di milioni di persone... Io in prima fila, ma ero in buona compagnia. A volte andavo a vedere mio padre pescare nei laghetti frequentati per la maggior parte da pensionati ultrasessantenni... mi sembra di sentirli ancora adesso “ce l’ho qui la brioche!!!” bada ben bada ben bada ben... era una malattia generale che ci accomunava tutti. Potrebbe essere pericoloso.... Mia zia nel frattempo si affrettava a far sparire dalla circolazione il “Teomondo Scrofalo” originale che aveva in salotto fino all’anno prima. Ancora adesso nega di averlo avuto... ma ce lo ricordiamo tutti. |